"Il gabbiano" visto dal buco della serratura: una sola immagine, un solo personaggio, un solo tema alla volta. E a guardare dentro, nel limitato spazio della toppa, c'è Luca Ronconi affiancato da un gruppo di attori dal curriculum di tutto rispetto.
Nel testo di Cechov, in questa rivisitazione studiata appositamente per il Festival dei Due Mondi (andrà in scena il 27, 28 e 29 in varie tranches a San Simone) Ronconi, definito da Giorgio Ferrara oltre che grande amico e maestro anche "il più importante regista italiano vivente", ha eseguito un'operazione chirurgica di sfrondamento del contesto, in pratica l'ha completamente prosciugato permettendosi "qualche illecito drammaturgico" come ripetizioni di monologhi ed evidenti tagli.
" Ho tirato via tutta l'aneddotica e ho lasciato solo la tematica"precisa nel corso dell'incontro stampa"i protagonisti non sono più Trigorin, Nina, Mascia e tutti gli altri ma solo il teatro e la letteratura, due categorie dello spirito.
Ho focalizzato l'attenzione su di essi. Ci sono delle persone che soffocano la loro umanità cercando di carpire i risultati dell'umanità degli altri.
Mascia, per esempio, ha fatto un matrimonio infelice, ama e non è riamata, ma è subito chiaro che il suo fine è diventare l'eroina di un romanzo.
L'infelicità è tutta in funzione della rappresentazione di sé. Nina dice: "Io sono un gabbiano" ma il suo obiettivo è diventare il fantasma di un'altra attrice, essere più brava di lei."
Chi quindi si aspetta di trovarsi di fronte al giardino frondoso e decadente della tenuta dell'ex consigliere di Stato Sorin, con le sue sdraio, i tavolini, le piante in fiore, le fanciulle sull'altalena rimarrà deluso.
Ronconi ha tolto tutto. Non solo ha eliminato parti del testo ma anche le scenografie e i costumi. Sarà uno spettacolo scarno, asciuttissimo che si può collocare tra le lezioni a giovani attori in erba, proposte l'anno scorso a Spoleto, su testo di cinque opere di Ibsen e una presentazione canonica in palcoscenico di un dramma.
Un laboratorio avanzato dedicato allo scavo introspettivo di un testo bello e complesso come quello del drammaturgo russo.
"Rispetto all'anno passato" aggiunge, abbondando in parole, cosa insolita per lui sempre così schivo
"facciamo un passo in avanti. Nel 2008 abbiamo fatto delle semplici lezioni aperte al pubblico con giovani appena diplomati, allievi del Centro Teatrale Santa Cristina, quest'anno gli attori sono di professionalità riconosciuta, conoscono la parte a memoria, si muovono e recitano nello splendido spazio di San Simone."
In scena ci sarà anche lui, anticipa Ferrara. Un ritorno al vecchio amore?
"Per carità, non intendo peggiorare le cose"
replica scherzando
"Io, Dio mi perdoni, vigliaccamente leggo solo il copione, non mi muovo, sto sempre seduto.
Il mio ruolo è di tranquillizzatore dell'uditorio nel caso ce ne fosse bisogno. Quando il testo è conosciutissimo la gente viene per assistere ad una conferma sulla propria conoscenza.
Il rischio che si corre è che lo riconosca troppo o non lo riconosca per niente."
[...]
Anna Lia Sabelli Fioretti
Corriere dell'Umbria Venerdì 26 Giugno 2009




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