Nell'attimo più "emozionante" e "sorprendente" della performance proposta in un vasto salone dell'hotel Albornoz di Spoleto l'artista prende il martello e distrugge la sua stessa opera, frantumandola, riducendola in briciole di vetro dipinto, sintesi del concetto base di ogni parto dell'intelletto: la libertà creativa è sacra e intoccabile e di questa fa parte anche la sua cancellazione. Ma si potrà mai eliminare un'opera d'arte visto che dal momento in cui è nata lascia una propria impronta visiva o sonora non solo in chi l'ha realizzata ma anche in chi ne ha goduto, sia pure per poco? In quel "Buio oltre la luce" che Giuliano Giuman, artista di fama perugino, neo eletto al timone dell'Accademia delle Belle Arti, ha rinchiuso in sintesi la propria biografia, partendo dal 1974, quando ancora metteva "nero su bianco" come ha dimostrato nella mostra fotografica proposta alle Tese dell'ex Mattatoio a Roma, c'è in buona sintensi e con un ottimo mix di generi, dalla musica ai video, dalle suggestioni delle ombre e delle proiezioni di foto alla performance personale, tutta la storia artistica di Giuman. Un modo nuovo ed originale di raccontarsi, evitando le uggiose ed celebrative autobiografie letterarie. Non un buio della creatività dunque ma un buio "sopraggiunto", dopo aver goduto della luce dell'arte, la metafora di una esplorazione interna, come un
"viaggio senza paura per entrare nella profondità dell'anima"
precisa Giuman che si è messo alla prova anche come performer in palcoscenico (la regia era di Antonio Venti) raccontando a modo suo, attraverso i propri occhi (riprodotti e moltiplicati all'infinito in varie forme e colori sullo schermo) le varie tappe della propria ecletticità artistica, nata, come è noto, con la musica (è diplomato al Conservatorio) proseguita con la fotografia, poi con la pittura della musica e in seguito con la scultura e l'arte del vetro (magistrali le sue vetrate cattedratiche e i suoi battisteri).
"Volevo sapere se l'intensità e la lunghezza delle emozioni rimanevano tali anche ascoltando la pittura e guardando la musica"
scriveva già nel 1985 nel libro "Sogno, Armonia e Segni". La ricerca di se stesso e delle continue domande che ogni artista si pone dall'inizio alla fine della propria creatività (e forse anche oltre, nel suo essere uomo, immerso in una realtà sociale che comunque lo condiziona) sembra essere alla base dell'happening spoletino, denso di suggestioni e di emozioni per lui stesso in primis ma anche per i moltissimi presenti, artisti, amici, estimatori, critici che ben conoscono il suo percorso professionale sempre in salita ma anche sempre alla ricerca costante del superamento dello "stagno creativo", della ricerca del nuovo, dell'ispirazione mai fine a se stessa.
"Giuman è un artista veramente in cammino"
ha sottolineato in apertura la critica d'arte Bianca Pedace , allieva di Crispolti (presente anch'esso)
"che porta avanti le sue sfide all'arte come tema personale."
Ed ha aggiunto
"L'unica risposta possibile per afftontare il reale è solo l'arte, ci consente di guardarci profondamente dentro e nello stesso tempo affrontare il reale senza esserne sopraffatti"
(asf)
Corriere dell'Umbria Mercoledì 9 Dicembre 2009




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