Con John Neumeier in locandina, il cartellone danza del Festival di Spoleto rende omaggio a una figura eminente della scena di danza internazionale, un vero Maestro, tra i più ricchi, oggi, per estro, tecnica, profondità d'interessi e cultura. Se il mega spettacolo che lo riguarda, "The World of John Neumeier", (2-3 luglio, piazza Duomo), è l'ennesima, ma specialissima, consacrazione del coreografo, con lui salgono sugli scudi gli ottimi danzatori del Balletto di Amburgo, compagnia che Neumeier guida dal settembre '73, "strumento" ideale per l'uso e l'amplificazione del proprio talento. Merito dell'iniziativa va ad Alessandra Ferri, che ha ideato il progetto come responsabile di quel settore del Festival. Nell'estetica neoclassica di Neumeier, americano di nascita (Milwaukee), adottato in pianta stabile dalla Germania, si riconoscono in filigrana la tradizione accademica di Balanchine e certe atmosfere da musical di Jerome Robbins, i due pilastri, per forza e carattere, della danza americana, che il coreografo aggiorna in modernità, nel rispetto dei codici classici. Proprio alla domanda: come può il linguaggio della danza classica rinnovare la propria identità e la capacità di esprimere il nostro tempo, la risposta di Neumeier è ben temperata:
"Ogni arte rinnova se stessa grazie all'individualità degli artisti che la esprimono, in un accordo profondo con la propria idealità. Certo, il nostro tempo è molto diverso da quello nel quale Nijinsky creò il 'Sacre du printemps', causando un vero shock. Oggi è molto difficile scandalizzare il pubblico, ci siamo spinti talmente avanti in ogni direzione, con la violenza, l'aggressione e l'erotismo di tanti esperimenti, che non resta più nulla da fare per scioccare. Ma sono altre le direzione da percorrere. Dobbiamo trovare altri modi, più moderni e credibili, per esprimere l'amore o la spiritualità. Una direzione, quest'ultima, che l'arte deve necessariamente percorrere. Il mio 'Messiah', ad esempio, è il frutto della mia convinzione che la danza può e deve esprimere anche la parte metafisica e teologica delle ricerche e delle riflessioni dell'uomo. Certo, deve rimanere l'attenzione per le nuove voci e per quanto queste possono comunicare. Ma non è necessario che siano scioccanti. Il motivo di interesse non può essere questo."
Al momento non è ancora noto il programma presentato a Spoleto. Sarà un'antologia di suoi pezzi, alcuni dei quali, subito dopo (7 luglio), sono in scena integralmente al Ravenna Festival: un "Omaggio ai Ballets Russes", con "Vaslaw",
"Prélude à l'après midi d'un faune"
e "Le Sacre", mai visti in Italia. Sono una parte degli oltre centocinquanta balletti da lui creati, nei quali la coreografia è spesso intesa come narrazione di varianti che s'incrociano. In Neumeier la danza è infatti un ordito che, mentre porta alla luce, in modo chiaro e accessibile, frammenti di un mito o di una figura leggendaria (come in "Nijinskij"), di una tragedia ("Romeo e Giulietta"), di una commedia (il "Sogno" shakespiriano), svela altri, più complessi, segreti, grazie ad una danza che, se conosce intimamente gli stilemi della più pura classicità, li rinnova e l'incrocia in modo esemplare con una teatralità a tutto tondo.
"La danza - ci dice ancora il coreografo - è un arte umana, e non si può intendere l'essere umano senza raccontarne le emozioni. La mia prima fonte di emozioni è la musica, e la mia risposta a questo si esprime attraverso la coreografia. È una reazione che prende diverse forme: il movimento che faccio su Mahler, Ligeti, Arvo Part, Bach, non è mai lo stesso, anche se non posso certo svegliarmi domattina e sentirmi un altro da me stesso"
Ermanno Romanelli
Corriere dell'Umbria Mercoledì 3 Marzo 2010




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