Secondo anno,atto secondo. Il percorso è sempre quello psiconautico ma non si sviluppa più all'interno del suolo sconsacrato della sala Pegasus di Spoleto ma nello storico Teatrino delle 6 che Menotti aveva adibito a luogo della sperimentazione. E più sperimentale di "Fade-Out" e prima ancora di "Battito di ali notturni" del 2010, come avranno potuto constatare gli spettatori che hanno affollato l'anno scorso tutte repliche comprese quelle di
"Una giornata molto, molto particolare."
A Ferrara , quindi, lo spettacolo è piaciuto al punto tale da chiedere al Cut di proseguire anche quest'anno in questo viaggio all'interno dell'anima. Roberto Ruggieri ovviamente ne è felice (
"al Cut non lavoriamo più da ottobre"
si lamenta giustamente) anche se non è particolarmente entusiasta del posto assegnato perché lungo e stretto e poco adatto al suo spettacolo. Ma con il Festival dei Due Mondi è sempre così: prendere o lasciare, soprattutto per "i piccoli" che poi tanto piccoli non sono se sono approdati al festival italiano più conosciuto in Italia e all'estero. La dinamica sarà sempre la stessa: l'attore o performer è l'autore del testo, usa come penna se stesso cercando di afferrare in fondo alla propria anima l'enigmicità della vita e del teatro che la rappresenta, e tenta di trovare e decifrare gli occulti messaggi che entrambi mandano a getto continuo. É chiaramente un lungo, spigoloso, complesso percorso interiore.
"Lo confermo, è un viaggio nell'anima. Ho chiesto alle attrici di afferrare la loro anima"
conferma il regista e leader del Cut
"Da anni a questa parte mi interessano molto di più i contenuti dell'esteriorità. Per un lungo periodo di tempo l'ho frenata, un po' alla volta ho tolto tutto: le azioni, le scenografie, le luci, la colonna sonora, al contrario dei primi 20 anni del Cut quando lavoravo soprattutto sulla spettacolarità, sulla confezione; adesso sono arrivato a bloccare gli attori e lo faccio pur sapendo bene che rischio la noia nello spettatore però sono convinto che con una dinamica interiore forte lo spettatore rimane coinvolto, grazie anche alla grande vicinanza con l'attore. Ho sviluppato un processo di induzione, come avviene con la corrente elettrica, tra chi guarda e chi recita. Per cui se c'è un performer molto vivo, molto potente riesce a trasmettere sensazioni anche a chi l'osserva."
In pratica è come assistere a una seduta psicanalitica a porte aperte, far vedere come si scava all'interno di una persona.
"Cosa che ha molta attinenza con il teatro perché quando si affronta un nuovo spettacolo e si fanno le prime indagini sul protagonista è proprio come una seduta psicanalitica, cerchi di trovare nell'attore"aggiunge Ruggieri "che cosa lo accomuna con il personaggio che va ad interpretare. Ed è proprio quella la parte più interessante del mio lavoro. Io amo più le prove dello spettacolo finito, quando va in scena. É la fase creativa che mi interessa veramente. É un dietro le quinte, la fase più profonda dove cerchi la verità. Non mi piacciono più le cose pasticciate, ho tolto tutti gli orpelli. É l'essere umano che deve prevalere. E sono convinto che c'è un pubblico che vuole questo tipo di teatro."
Quest'anno il lavoro di Ruggieri sembra essere più semplice: è passato dai 14 attori dell'anno scorso a due sole attrici in scena, Emanuela Filippelli e Irene Lepore, presenti anche nel cast di "Battito di ali notturni". "Fade-Out" dura un'ora e quindici e andrà in scena al Festival di Spoleto sabato 25 giugno alle 20, domenica 26 alle 17 , martedì 28 giugno alle 21 e mercoledì 29 giugno alle 17. L'ingresso è gratuito (meglio prenotare entro il 20 giugno al numero 075-5731666). Sempre a cura del Cut il festival di Spoleto ospiterà anche un maestro del teatro mondiale Ludwik Flaszen confondatore, insieme a Grotowski, del Teatr Laboratorium di Wroclaw il quale terrà, sempre al Teatrino delle 6, una sua conferenza il 26 giugno alle 19 dal titolo "Infine il verbo"
Anna Lia Sabelli Fioretti
Corriere dell'Umbria Martedì 21 Giugno 2011




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