Le impalcature del cantiere posizionate da anni per il santuario di Santa Maria di Pietrarossa, sono state finalmente tolte e la struttura ora si presenta straordinaria nella sua bellezza. A questo punto si dovrà pensare comunque al restauro dei dipinti che versano in gravi condizioni di degrado, anche se quelli posti sopra l'altare sono stati eseguiti qualche anno fa.

Non è stato raro che negli anni scorsi, ad impalcature ancora allestite, qualche visitatore abbia chiesto al vicino abitante di poter visitare la chiesa. Ben prima, comunque, che le piazzole di sosta sulla Flaminia fossero sbarrate. Necessario dunque a questo punto - e lo chiedono ormai in tanti, compreso il sindaco di Trevi, Bernardino Sperandio - che le aree di sosta sulla consolare vengano riaperte e rese fruibili a quanti durante questa coda dell'estate e nei prossimi mesi, volessero fermarsi per visitare il santuario.

E chissà anche questo è l'auspicio di molti - se la visita possa stimolare a lasciare delle offerte che potrebbero essere destinate al restauro degli affreschi.
Del resto, quelle piazzole sulla Flaminia (con tanto di sottopasso) sono state realizzate proprio a servizio del monumento.

Eretta nell'abitato di Santa Maria di Pietrarossa, il santuario è un edificio tardo medioevale (fine XIII - inizio XIV secolo) con alcuni elementi architettonici, situati sotto all'attuale piano di campagna, che potrebbero indicare una datazione più antica. La presenza di reperti provenienti da edifici romani si spiega con l'usanza, diffusa nel Medioevo, di impiegare pezzi di vecchie costruzioni per la realizzazione di nuove.
La chiesa era stata transennata per i danni causati dalla crisi sismica del 1997-98 che ha colpito la regione, provocando gravi danni ad una struttura già deteriorata dal tempo, dall'incuria dell'uomo e dalla devastante umidità che ha interessato sia le murature sia le opere pittoriche. Pietrarossa e l'acqua del pozzo di San Giovanni che si trova là vicino, richiamano la presenza di san Francesco a Trevi. Si tratta della visita al lebbrosario dei santi Tommaso e Lazzaro.
Qui il santo si fermò a lungo, prendendosi cura degli ammalati che consolava e guariva, secondo la tradizione, lavando le loro piaghe nella chiesa di Santa Maria di Pietrarossa con l'acqua del pozzo là presente.

Corriere dell'Umbria Lunedì 2 Settembre 2013





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