"Qualcuno vuole dividere l'Italia, ma questo progetto che crea una rete da Nord a Sud dimostra che se il nostro paese si presenta unito, vince le battaglie."
É il commento entusiasta del sindaco di Spoleto Daniele Benedetti alla notizia che le sette città italiane, tra cui Spoleto e Campello sul Clitunno, che hanno presentato il sito seriale "i Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)" è nella lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco. Brescia, Cividale del Friuli, CastelseprioTorba (Varese), Benevento e San Michele a Monte (Foggia) sono gli altri comuni che possono fregiarsi del grande risultato, per l'Italia il 46' sito iscritto nella celebre lista.
Alla conferenza stampa, organizzata ieri in tutta fretta (la notizia del riconoscimento è arrivata intorno alle 23 di sabato) hanno preso parte anche l'assessore alla cultura Vincenzo Cerami, il suo predecessore Giorgio Flamini che rappresenta Spoleto nell'associazione nata tra i sette comuni "Longobardi" e che ha seguito con passione tutte le fasi del progetto, l'assessore ai lavori pubblici del comune di Campello, Andrea Marchini e quello alla cultura, Albertina Morocchi.
Dalla Finlandia, dove si trova per motivi istituzionali, il sindaco di Campello Paolo Pacifici è intervenuto con un audio messaggio nel quale ha espresso tutta la sua soddisfazione per quello che è un traguardo, ma soprattutto un punto di partenza. L'Umbria con due siti di raro interesse storico-artistico quali la basilica di San Salvatore (Spoleto) e il Tempietto sul Clitunno (Campello) mette a segno un risultato straordinario. Al riconoscimento dell'Unesco si legano infatti grandi impegni, ma anche grandi privilegi che il sindaco Benedetti e Flamini hanno evidenziato come debbano essere estesi anche ad altre zone dell'Umbria in quanto essere patrimonio dell'Umanità è un beneficio che va oltre il sito archeologico comportando anche risvolti economici e di sviluppo.
Ma chi erano i Longobardi? Le più importanti testimonianze monumentali di questo popolo esistenti in Italia si situano laddove si estendevano i domini dei più importanti Ducati Longobardi che formarono quella che possiamo definire la prima "nazione" italiana. I beni compresi nel sito, frutto di una rigorosa ed accurata selezione, rappresentano, ognuno per la propria tipologia specifica, il modello più significativo o quello più conservato tra le numerose testimonianze diffuse sul territorio nazionale. []
Essi rappresentano quindi la quintessenza del patrimonio artistico ed architettonico delle gentes Langobardorum che, come noto, si espressero in forme monumentali solo dopo il loro stanziamento in Italia, seguito ad un lungo periodo di migrazione che dalla Scandinavia li vide attraversare i paesi del nord-est europeo. Giunti in Italia i Longobardi assimilarono la tradizione Romana, la spiritualità del Cristianesimo, gli influssi Bizantini, e seppero integrarli con i valori Germanici di cui erano portatori, dando vita tra la fine del VII e l'VIII secolo ad una nuova ed originale cultura.
Rosanna Mazzoni
La Nazione Lunedì 27 Giugno 2011
I beni compresi nel Sito "I Longobardi in Italia. I luoghi di potere (568-774 d.C.)", sono i seguenti:
  • a Cividale del Friuli (UD) l'area della Gastaldaga con il cd. Tempietto Longobardo, e il Complesso episcopale con i resti del Palazzo Patriarcale sottostanti il Museo Archeologico Nazionale;  
  • a Brescia il monastero di San Salvatore-Santa Giulia;  
  • a Castelseprio (VA) l'area del castrum con la Torre di Torba e la chiesa extra-moenia di Santa Maria foris portas;  
  • a Spoleto (PG) la Basilica di San Salvatore;  
  • a Campello sul Clitunno (PG) il Tempietto del Clitunno;  
  • a Benevento il complesso di Santa Sofia con la chiesa e l'annesso chiostro, parte dell'abbazia che oggi ospita il Museo del Sannio;  
  • a Monte Sant'Angelo (FG) il Santuario di San Michele.




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