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giovedì 21 novembre 2013

A Trevi cede un argine

Un'ondata di maltempo nella notte tra mercoledì e ieri ha causato la rotta arginale dell'alveo di San Lorenzo in località Casa Bozzi, nel Comune di Trevi, per un tratto lungo all'inarca 70 metri, presumibilmente per il sormonto dell'argine da parte dell'onda di piena. Gli effetti sono stati drammatici: terreni e strade allagate. Sul posto, a distanza di otto ore dagli eventi, sette mezzi del Consorzio della bonificazione umbra hanno quindi provveduto all'esecuzione delle operazioni di riparazione dell'alveo. Un lavoro particolarmente impegnativo che si è protratto per tutta la notte appena trascorsa.
"La riparazione - hanno spiegato i tecnici della Bonficazione - viene eseguita al fine di eliminare una condizione di pericolo, per la salvaguardia della pubblica incolumità e per la possibilità di incremento del danno già subito dalla struttura argina le a causa del perdurare e del ripetersi di condizioni meteorologiche particolarmente avverse in questo periodo. In particolare, il lavoro consiste nel reperimento, carico e trasporto del materiale terroso e lapideo, necessario alla ricostruzione dell'arginatura. Ulteriori allagamenti, a causa di esondazioni di corsi d'acqua del reticolo minore, si sono verificati anche nelle zone di Cannaiola di Trevi e in località Polzella di Montefalco. "

Già nei giorni scorsi si è verificata la stessa situazione, campi e strade allagate, un danno gravissimo per il nostro territorio - ha commentato a caldo il sindaco Bernardino Sperandio che ieri mattina si è recato sul posto per verificare la situazione - purtroppo la direzione regionale dei Beni culturali dell'Umbria ha approvato la demolizione di due ponti soltanto sui quattro esistenti, il che non consente il normale deflusso dell'acqua; ponticelli che non hanno nessun valore storico visto che risalgono al 1 920 - tuona il sindaco - ed è purtroppo qui che si è venuta a verificare una frammentazione di competenze tra Provincia, Regione e Consorzio bonificazione umbra; quest'ultima, per onestà intellettuale, è stata l'unica sempre presente e pronta ad intervenire per tutelare le colture e il territorio: ma non basta - conclude Sperandio - è urgente e necessario che tutti i soggetti si mettano attorno ad un tavolo per un confronto utile a raggiungere ad una soluzione".

Dopo gli allagamenti e le emergenze che si sono verificate a partire dal novembre 2012, in sequenza temporale a Bevagna, Trevi, a Budino di Foligno, Scanzano, Montefalco, Nocera Umbra, è toccato ancora una volta al comune di Trevi.
La speranza è che i lavori che sta eseguendo a tempo di record la Bonificazione umbra diano risposte positive. Ma si spera anche che il meteo conceda tregue.

Corriere dell'Umbria Giovedì 21 Novembre 2013

venerdì 15 giugno 2012

Il parco Chico Mendez si rifà il trucco

Il parco Chico Mendez si rifà il look grazie a una serie di lavori di manutenzione straordinaria che interesseranno l'area verde. É quanto ha deciso la giunta comunale di Spoleto nell'ultima seduta sulla base del protocollo di intesa per la gestione del territorio sottoscritto dal Comune e dalla Comunità Montana dei Monti Martani, Serano e Subasio.

Il progetto, redatto dalla Comunità Montana, prevede infatti due diversi interventi: il primo servirà a riqualificare le aree giochi del parco (l' importo totale è di 30.000 euro), mentre il secondo sarà un intervento di completamento per un ammontare di risorse pari a circa 72.000 euro.
Nello specifico i lavori riguarderanno la ristrutturazione, la riqualificazione e la messa a norma di tutte le aree di caduta delle strutture ludiche, con la ricostruzione della vecchia staccionata, la manutenzione dei vialetti pedonali, la fornitura e la posa in opera di cestini getta carte (della stessa tipologia di quelli precedentemente presenti) e la ristrutturazione delle panchine.
La successiva parte dei lavori riguarderà invece opere di regimentazione delle acque piovane, le aree giochi, i rami secchi degli alberi, la manutenzione dei vasconi in pietra, la ricostruzione di un tratto di muro in mattoni caduto nei pressi dell'ingresso, l'eliminazione del piccolo fabbricato cadente presente nei pressi del bocciodromo e il recupero dell'area, lo spostamento di un tratto della recinzione attualmente delimitante la scuola di musica e la manutenzione delle scalinate in mattoni.

Il costo totale dei lavori supera i 100mila euro: il primo stralcio funzionale, pari a 30.000 euro, sarà finanziato con fondi del bilancio comunale, mentre il secondo, pari a 72.679,40 euro sarà finanziato dalla Comunità Montana dei Monti Martani, Serano e Subasio.

Corriere dell'Umbria Venerdì 15 Giugno 2012

lunedì 21 novembre 2011

Monteluco: le ceppaie della lecceta del bosco sacro sono millenarie

Sarà l'analisi eseguita con il metodo del carbonio 14 a confermare l'ipotesi messa sul tavolo dai ricercatori dell'Università della Tuscia. Gli accademici laziali dopo diversi studi si sono convinti che le ceppaie (ceppi di alberi che in seguito hanno rigermogliato - ndr) presenti nella lecceta del bosco sacro di Monteluco abbiano una datazione millenaria. A suffragare la loro teoria ci sarebbero delle stime sul dinamismo, nel senso di ampliamento dimensionale, di alcune ceppaie che nel caso più esemplare hanno raggiunto anche un diametro superiore ai 4 metri. Ma ci vorrà ancora qualche tempo per poter asserire con certezza che quelle ceppaie che si allargano ai piedi di alcuni lecci di Monteluco risalgano ad un migliaio di anni fa e forse anche qualcosina di più. Anche perché il lavoro che da qualche tempo stanno portando avanti i ricercatori dell'Università della Tuscia è assolutamente inedito, se si vuole rivoluzionario. Nessuna università, nessun centro studi specializzato, nessuna fondazione privata o pubblica e nessuno soggetto in genere ha mai proceduto all'elaborazione di un modello che possa consegnare alla scienza un sistema di datazione di una ceppaia. In sostanza l'università laziale con lo studio sul bosco sacro di Monteluco stanno arrivando alla formulazione di un metodo ad hoc che magari un domani una qualche università tedesca o statunitense potrà utilizzare. Ma la scoperta che potrebbe produrre la ricerca rischia di avere anche un risvolto storico di non poco conto. E in questo senso il professore Bartolomeo Schirone è stato chiaro.
"L'ipotesi che queste ceppaie abbiamo più di mille anni - ha spiegato nel corso del convegno organizzato ieri mattina a Palazzo Mauri dal Wwf e dall'Università della Tuscia - ci spinge a supporre che quello di Monteluco fosse il vero, e in un certo senso il principale, bosco sacro dei romani."
Del resto, come è noto, a testimonianza del legame religioso che univa gli antichi romani al Monteluco ci sono le due lex luci spoletine. Due iscrizioni risalenti al III secolo a.c. in cui vengono elencate le pene previste in caso di profanazione del bosco dedicato a Giove. Comunque nell'attesa delle analisi con il metodo del carbonio 14, i ricercatori della Tuscia in sinergia con il Wwf hanno proceduto alla catalogazione di alcuni lecci presenti nel bosco sacro. Una sorta di censimento che ha rilevato 5 piante con una età molto prossima ai 500 anni, altre 5 databili tra i 300 e i 400 e 20 con un età compresa tra i 200 e i 300 anni. Ma anche questo lavoro, come ha spiegato il professore Schirone, non è stato affatto agevole.
"Ostacoli di natura tecnica e biologica - ha spiegato Schirone - impediscono la datazione dei lecci attraverso i prelievi più tradizionali, dal punto di vista biologico questa pianta non produce un anello ogni anno per cui con un campione estratto il rischio è quello di sovrastimare l'età del leccio; dal punto di vista tecnico invece il legno del leccio è durissimo per cui l'operazione di carotaggio è improba. Senza contare - ha proseguito il professore - che qui siamo di fronte ad un bosco monumentale, sacro, e anche se le ferite per i campionamenti non sono dannosi abbiamo preferito evitarle, valutandole come improprie per il caso specifico."
Il metodo utilizzato per catalogare i lecci di Monteluco è piuttosto complesso, comprendendo indici di accrescimento medio ed equazione astruse per chi con gli studi scientifici non ha troppa dimestichezza
Chiara Fabrizi
Corriere dell'Umbria Domenica 20 Novembre 2011

sabato 24 aprile 2010

Le Fonti del Clitunno

Poco lontano da Spoleto ci sono le fonti del Clitunno, lungo la Ss3 Flaminia nel tratto che da Spoleto (11 km) porta verso Foligno (15 km) si incontrano le Fonti del Clitunno.
Note fin dall'antichità e descritte da Virgilio e Plinio e, più recentemente, da Byron e Carducci le fonti non sono altro che una piccola serie di polle (le vene di Campello) di acqua sorgiva che alimentano un piccolo ma suggestivo laghetto.
Lo specchio d'acqua dai colori intensi e cangianti, è ricco di rare specie vegetali che contribuiscono a dare un'aurea d'incanto. Le rive sono circondate da una fitta vegetazione, in particolare salici piangenti e pioppi.
Nel fiume s'immettono vari canali che drenano le acque della pianura fra Trevi e Foligno, cui si aggiungono le vene d'acqua che scendono dalla fascia collinare, distribuite lungo un fronte di circa 2 chilometri, compreso fra il bacino lacustre delle Fonti e località Settecamini. Ancora visibili a metà dell'Ottocento, questi canali si trovano oggi al di sotto della strada statale Flaminia. Le fonti possiedono attualmente un perimetro di m 405 e una superficie pari a 9800 m2.
Per le valenzea ambientali, oltre che culturali e storiche, le Fonti del Clitunno posso essere considerate un parco naturale e letterario. Lungo le sponde del fiume nell'antichità, sorgevano sacelli, ville e terme.
Accanto alle fonti del Clitunno sorge il Tempio Romano del Clitunno, una piccola ma armonica costruzione più tardi trasformata in una chiesetta paleocristiana dedicata a San Salvatore.
La sistemazione che vediamo oggi è dovuta all'opera del Conte Paolo Campello della Spina che tra il 1960 e il 1865 creò lo spazio per il laghetto e provvide a far crescere la vegetazione che ancora adesso caratterizza il luogo. La fauna oltre a quella ittica, è composta prevalentemente dai caratteristici cigni, oltre ad alcune specie di volatili acquatici.

giovedì 10 dicembre 2009

PM10 e inquinamento sotto controllo a Spoleto grazie alle rilevazioni ARPA

L'ARPA Umbria fornisce questo strumento per la rilevazione e la previsione dell'andamento dei PM10 nell'aria di Spoleto e dei maggiori centri umbri; un modo semplice per tenere sotto controllo l'inquinamento nella nostra città e comportarsi di conseguenza.

sabato 18 aprile 2009

Ecco Activo Park in Valnerina

Ha aperto i battenti in questi giorni "Activo Park", il parco outdoor più grande d'Italia, situato in Valnerina a soli 12 km da Spoleto.
Activo Park è un parco multiattività che unisce a 360 gradi turismo, sport e natura; primo in Italia nel suo genere sia per il numero di attività proposte che per estensione, offre ben 25 ettari attrezzati per garantire il massimo dell'accoglienza e dello svago, per famiglie, adulti e sportivi.
Il parco, completamente eco-compatibile, è suddiviso in due aree, una a pagamento e l'altra di libero accesso.
All'interno sono disponibili giochi e attività ludiche per grandi e piccoli (solo giochi fatti di reti, corde, legno, etc.) e potranno essere praticate diverse attività come trekking e birdwatching, tour in fuoristrada 4x4, passeggiate con i muli, nordic walking, pattinaggio e ski-roll, parete arrampicata, orienteering, tiro con l'arco, e usufruire del nostro Bike Park.
Il parco è organizzato per ospitare gite scolastiche di più giorni (o visite giornaliere) con programmi didattici di vario genere per qualsiasi ordine di scuola, con corsi e laboratori didattici ambientali ed escursioni tematiche con guide e rangers.

venerdì 6 febbraio 2009

Pannelli Solari per la piscina di Campello sul Clitunno

All'insegna di uno sviluppo sostenibile e di un notevole risparmio energetico è un'iniziativa che sarà realizzata a Campello.
Saranno installati infatti i pannelli solari per i servizi della piscina comunale in località Cerasola.
Scelta operata dall'assessorato allo Sport in sinergia con l'amministrazione comunale di Campello sul Clitunno nell'ottica della consapevolezza che le fonti energetiche alternative e rinnovabili, come l'energia solare, permetteranno uno sviluppo sostenibile e un notevole risparmio di risorse per le casse comunali.
Questi impianti, infatti, non necessitano di energia elettrica e altre apparecchiature che ne aumenterebbero i costi di acquisto, installazione, gestione e manutenzione, mantenendo alti i livelli di rendimento e di affidabilità.
I costi ammortizzabili in un periodo brevissimo, la poca o nulla manutenzione e la lunga durata sono fattori di potenziale soddisfazione per il risparmio economico dell'ente.
L'impianto solare termico, sfruttando l'energia solare, consentirà la produzione di acqua calda nel periodo di apertura al pubblico della piscina.
I pannelli che saranno installati inoltre hanno anche un altissimo rendimento in quanto realizzati utilizzando le migliori tecnologie attuali, rispettando le norme di sicurezza Cee e tutti gli altri standard europei di qualità.
L'assessore allo Sport, Simonetta Scarabottini, ha voluto questo impianto convinta che rappresenti un ulteriore ammodernamento e potenziamento del complesso sportivo di Cerasola e che l'impiego dell'energia solare risulti importante per uno sviluppo al passo coi tempi delle strutture pubbliche.
La produzione di acqua calda per usi sanitari con collettori solari rappresenta quindi una scelta matura, affidabile, tecnologicamente semplice e consente considerevoli risparmi energetici

Anna Maria Piccirilli
Corriere dell'Umbria Venerdì 6 Febbraio 2009


pannelli fotovoltaici

Potete richiedere informazioni attraverso il form che segue.
Sarete ricontattati al più presto.

lunedì 28 luglio 2008

Piano regolatore di Spoleto: Legambiente solleva dubbi

La bocciatura era stata espressa anche in sede di esame della parte strutturale, ora Legambiente torna alla carica sul Prg e presenta una serie di osservazioni alla parte operativa.
L’associazione solleva aspetti che non fanno altro che ribadire un parere negativo allo strumento urbanistico licenziato dal Comune.
“Manca un disegno generale e l'individuazione di un preciso e definito modello di sviluppo coerente con le azioni e i processi di Agenda 21 Locale sottolineano gli ambientalisti - questo è un Prg che non valorizza il territorio, unico per la sua valenza ambientale, storica e culturale, ma al contrario lo omologa e lo snatura in favore di interessi particolaristici”.
L'unico sviluppo chiaro che prevede il Prg, a giudizio di Legambiente, è quello della superficie edificabile che ha trovato un sostanziale accoglimento trasversale da quasi tutte le forze politiche del nostro consiglio comunale.
“Anche se va dato merito alla Provincia – dichiara Simonetta Bandini di Legambiente Spoleto - che almeno in parte è riuscita a contenere la grande abbuffata edificatoria costringendo il Comune di Spoleto a recuperare una parte considerevole di territorio al pregio agricolo, paesaggistico, naturalistico e culturale. Un ridimensionamento di 1.554.963 mq che interessa le zone di San Giacomo, Torregrossa, Santo Chiodo e Capezzano”.
Nelle osservazioni presentate Legambiente Spoleto ha evidenziato come ancora permangono nella parte operativa del piano ampie zone di completamento a nuova edificabilità in aree limitrofe a nuclei storici, ma anche in aree di grande pregio paesaggistico ed ecologico.
“Questo è particolarmente evidente nella zona di San Paolo e via Valadier, nella frazione di Poreta e soprattutto nel'area di Collerisana - si sostiene - con tre vaste aree residenziali di nuova espansione. Anche a San'Antimo di Monteluco, dove ancora sembra insistere l'ipotesi di una incongrua beauty farm in luogo dell'ex Hotel del Matto, si prevede il raddoppio dell'area destinata a impianti turistico-ricettivi: l'amministrazione comunale è bene che tenga conto che Monteluco ricade nella rete Natura 2000 e che in base alla Direttiva Habitat 92/43/CEE è sottoposto a specifiche norme di tutela e valorizzazione.
Pur considerando necessario il recupero di questo patrimonio edilizio storico, occorre però considerare che l'area di Sant'Antimo è già dotata di cospicui volumi edilizi che non necessitano di ulteriori ampliamenti”.
La rappresentante della sezione spoletina dell’associazione ambientalista ricorda inoltre che nella fase di redazione della parte strutturale del Prg le richieste di Legambiente non sono state accolte, mentre tutte quelle che sollecitavano aumenti di edificazione hanno trovato ampio spazio.
“Chissà se l'amministrazione, ma anche tutto il consiglio comunale, vorranno dimostrare un'attenzione maggiore per la salvaguardia dei luoghi – conclude Legambiente Spoleto – abbandonando la logica del mattone”.