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sabato 22 agosto 2009

Biga di Monteleone, la legge non interviene: è troppo tardi

Secondo gli avvocati Tito Mazzetta, italo americano, e Iolanda Caponecchi, di Norcia, entrambi firmatari del ricorso, i vari ministri sono colpevoli di non aver applicato la legge ed aver così consentito che un bene dello Stato italiano di immenso valore storico e culturale come la biga di Monteleone, finisse in una sala del Metropolitan Museum di New York.
Sottile, ma preciso e indiscutibile, il concetto alla base del ricorso dei due legali. Tanto quanto scontata appare l'osservazione della Procura della Repubblica che manda in archivio quella montagna di carte che accompagna le tre paginette di sintesi di un lavoro di ricerca durato mesi e mesi.
Ovvio che dalla fuga della biga a oggi sono trascorsi più di cento anni -commenta l'avvocato Tito Mazzetta, che da tempo trascorre le sue ferie d'agosto a Monteleone- non c'è bisogno che ce lo dica la Procura.
Noi -spiega poi- abbiamo sostenuto un'altra cosa: abbiamo sostenuto che una legge dello Stato Pontificio che lo Stato italiano avrebbe dovuto rispettare non avendola sostituita con una nuova, non è stata rispettata.
Quella legge dello Stato Pontificio sostiene infatti che tutti i beni culturali appartengono allo Stato e che sono inalienabili.
E un eventuale reato non cadrebbe mai in prescrizione. Messa così, sembrerebbe tanto semplice. E lo è, rispondono i due legali. Poi annunciano che è solo questione di tempo: loro stato presentando un nuovo ricorso, più dettagliato e più puntuale nelle motivazioni e la Procura di Spoleto dovrà prendere atto che non solo è possibile ma un'azione legale per far tornare a casa la biga è doverosa.
Nando Durastanti, il sindaco di Monteleone, è talmente convinto di essere nel giusto sia dal punto di vista legale che, soprattutto, da quello morale da non risparmiarsi in questa iniziativa.
Per lui, come ha sempre sostenuto dal lontano 2003 quando ha lanciato l'idea incurante del fatto che qualcuno gli ridesse dietro, è comunque l'istituzione Stato che dovrebbe agire con determinazione nei confronti della direzione del Metropolitan Museo.
La sua più grande delusione fu quando il ministro Rutelli, e prima ancora il predecessore Urbani, si diedero tanto da fare per riportare in Italia parecchie nostre opere d'arte dimenticando di dire una parola sulla biga nonostante fossero stati ripetutamente sollecitati a farlo.
Da lì nacque l'idea di chiedere aiuto alla legge. Che però, almeno con questo primo atto, si è anch'essa dimostrata sorda.
di Aldo Mencarelli
Il Messaggero Lunedì 10 Agosto 2009

venerdì 29 agosto 2008

Dimostrazione di raccolta della canapa a Monteleone di Spoleto

"Armati" di falce e falcetti, sabato alle 8,30, infatti, è in programma una dimostrazione pratica della raccolta della canapa eseguita secondo i metodi tradizionali. Iniziativa alla cui organizzazione, oltre alle quattro Proloco che, tra l'altro, alle 11 offriranno anche una merenda a tutti i partecipanti, ha collaborato anche il "Museo della Canapa- antenna dell'ecomuseo della Valnerina", inaugurato a Sant'Anatolia di Narco poche settimane fa, in collaborazione con il Cedrav, Centro per la Documentazione e la Ricerca Antropologica in Valnerina e nella dorsale appenninica umbra.
Il progetto, gia avviato da tempo, dunque, ha visto impegnati, su diversi fronti, molti esperti nel settore.
Ad esempio, lo stesso Comune di Sant'Anatolia di Narco ha messo a disposizione di tutti coloro che a dicembre scorso hanno iniziato questo interessante percorso di "riscoperta" tecnici ed esprti nel settore in grado di formare e coadiuvare i ragazzi nel loro lavoro di ricerca. Ma non solo.
Per quanto riguarda il corretto svolgimento del progetto stesso, i ragazzi sono stati, e saranno, seguiti ed assistiti da Glenda Giampaoli, consulente scientifica del Museo della canapa, per la parte di ricerca storico-documentaria ed etnografica, mentre per la parte agronomica che ha portato alla semina ed alla coltivazione della canapa da Enrico Castellani, agronomo e referente di Assocanapa per l'Umbria.
Nel corso di questi mesi di accurato lavoro, i volontari, ai quali è stato fatto preventivamente un corso di formazione sulla canapa, hanno inoltre realizzato una serie di interviste nel territorio a persone che ancora conservano una "memoria storica" e che sono state in grado di mettere a disposizione di tutti il loro sapere e le loro esperienze in merito alla coltivazione e trasformazione della canapa stessa.
Tutto il materiale raccolto è stato poi oggetto di uno studio successivo finalizzato all'analisi delle diverse tecniche di coltivazioni della canapa e dei termini dialettali utilizzati per identificare sia gli oggetti che le operazioni necessarie nella lavorazione della canapa.
Nel territorio di Ruscio, dove sabato si svolgerà appunto l'iniziativa, già da circa 10 anni è stata ripristinata una coltivazione di cannabis sativa per produrre fibra tecnica e, dallo scorso anno, il professor Isidoro Peroni, il primo coltivatore di canapa in Umbria, è diventato uno dei pochi produttori di seme biologico di canapa per conto di Assocanapa.

Rosella Solfaroli dal Corriere dell'Umbria